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Tutela dei lavoratori nella crisi d'impresa: cosa cambia con il CCII

09-04-2026 00:55

Avv. Giovanni Ciano

Diritto del Lavoro e Crisi di Impresa,

Tutela dei lavoratori nella crisi d'impresa: cosa cambia con il CCII

La crisi di un'impresa non è solo un evento economico e finanziario: è, prima di tutto, un momento di grande vulnerabilità per i lavoratori di quell'impresa.

La crisi di un'impresa non è solo un evento economico e finanziario: è, prima di tutto, un momento di grande vulnerabilità per le persone che in quell'impresa lavorano. Con l'entrata in vigore del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (CCII, D.Lgs. 14/2019) e i suoi successivi aggiornamenti — in particolare il D.Lgs. 83/2022 e il D.Lgs. 136/2024 — il quadro normativo italiano si è profondamente rinnovato, con importanti riflessi sulla posizione giuridica dei lavoratori.

«I crediti di lavoro sono esclusi dalle misure protettive del patrimonio: il lavoratore conserva il diritto di agire per i propri crediti senza limitazioni procedurali.»

 

Dalle origini della L. 3/2012 al nuovo Codice

Il percorso normativo ha radici nella Legge 27 gennaio 2012, n. 3 — la cosiddetta "legge anti-suicidi" — che fu il primo intervento organico per gestire le crisi da sovraindebitamento di soggetti non assoggettabili al fallimento: consumatori, piccoli imprenditori, professionisti. Quella disciplina, con le sue tre procedure (accordo con i creditori, piano del consumatore, liquidazione del patrimonio), ha rappresentato un punto di partenza.

Dal 15 luglio 2022, con la piena entrata in vigore del CCII, tale impianto è stato integralmente assorbito dal nuovo Codice. Oggi, salvo le procedure già pendenti, non esiste più un regime separato: tutto è disciplinato dal CCII, che ha introdotto strumenti differenziati in funzione del soggetto debitore e della natura della crisi.

 

Nota terminologica

Il CCII ha eliminato il termine "fallimento", sostituendolo con "liquidazione giudiziale". Non si tratta di una semplice variazione lessicale: il cambio di denominazione riflette una diversa filosofia di approccio, orientata alla prevenzione e alla continuità, prima ancora che alla liquidazione.

 

I lavoratori nella composizione negoziata

Uno degli istituti più innovativi del CCII è la composizione negoziata della crisi (artt. 12 ss.), oggi stabilizzata in via permanente. Si tratta di un percorso stragiudiziale assistito da un esperto indipendente, pensato per favorire la continuità aziendale nelle situazioni di difficoltà ancora reversibile.

In questo contesto, la tutela dei lavoratori è particolarmente marcata: l'art. 18 CCII stabilisce espressamente che i crediti di lavoro siano esclusi dalle misure protettive del patrimonio. Il lavoratore, dunque, conserva il diritto di agire giudizialmente per i propri crediti senza subire limitazioni, beneficiando del privilegio generale di cui all'art. 2751-bis c.c.

Rilevante è anche il rafforzamento del coinvolgimento sindacale: quando le trattative possono incidere sulla pluralità dei rapporti di lavoro, il CCII (art. 4, co. 3) impone obblighi di informazione e consultazione delle rappresentanze dei lavoratori.

 

Il concordato preventivo e i livelli occupazionali

Nel concordato preventivo (art. 84 CCII), la tutela dell'occupazione si affianca — nella misura possibile — alla soddisfazione dei creditori. Tanto nella continuità aziendale diretta quanto in quella indiretta (tramite cessione o affitto d'azienda), i crediti di lavoro assistiti da privilegio devono essere soddisfatti secondo le regole di graduazione previste dalla legge.

Il piano concordatario deve garantire quanto previsto dall'art. 2116 c.c. in materia di previdenza obbligatoria e assicurare il rispetto dell'art. 2112 c.c. nei casi di trasferimento d'azienda. In presenza di continuità, il Tribunale può autorizzare il pagamento di retribuzioni pregresse qualora un professionista indipendente attesti che quei lavoratori siano essenziali per la prosecuzione dell'attività (art. 100 CCII).

 

Liquidazione giudiziale: cosa succede ai contratti di lavoro

La disciplina della liquidazione giudiziale — aggiornata dal D.Lgs. 136/2024 — è il cuore della tutela lavoristica nelle crisi più gravi. Ecco i punti salienti:

Sospensione e cessazione automatica

All'apertura della procedura, i rapporti di lavoro si sospendono. Il curatore, previa autorizzazione del giudice, può comunicare ai singoli lavoratori il subentro nel contratto — oppure il recesso. Se entro quattro mesi dall'apertura il rapporto non ha avuto una diversa sorte (cessazione, subentro o recesso), si estingue automaticamente.

Crediti e indennità in caso di cessazione

In caso di recesso o cessazione automatica, i crediti maturati (TFR, indennità di mancato preavviso, contributo di licenziamento ex L. 92/2012) vengono ammessi al passivo in via concorsuale. Le stesse indennità spettano al lavoratore anche quando la risoluzione sia automatica.

Obblighi del curatore

Il curatore deve trasmettere all'Ispettorato Territoriale del Lavoro l'elenco dei dipendenti entro 30 giorni dalla nomina (60 giorni per aziende con più di 50 dipendenti).

 

NASpI, TFR e Fondo di Garanzia: la prassi INPS

Sul piano operativo, le Circolari INPS emanate nel 2023 costituiscono un riferimento essenziale per la gestione dei profili previdenziali e assistenziali:

Circolare n. 21/2023 (NASpI) - Circolare n. 46/2023 (Ticket di licenziamento) - Circolare n. 70/2023 (TFR e Fondo di Garanzia)

La Circolare 21/2023 ha chiarito che le dimissioni per giusta causa durante la sospensione, il recesso del curatore e la cessazione automatica danno tutti diritto alla NASpI, ricorrendo gli ulteriori requisiti di legge. La Circolare 70/2023 aggiorna invece la disciplina del TFR e delle ultime tre mensilità garantite dal Fondo di Garanzia INPS, applicabile anche alla liquidazione controllata e ai casi di trasferimento d'azienda.

 

Trasferimento d'azienda nelle procedure di crisi

Il CCII coordina attentamente la disciplina della crisi con quella del trasferimento d'azienda (artt. 191 e 368 CCII, art. 2112 c.c.). Salvo accordi collettivi in deroga, restano ferme le tutele tipiche: continuità automatica dei rapporti, applicazione dei trattamenti contrattuali in essere, impossibilità di licenziare il lavoratore per il solo fatto del trasferimento.

 

Conclusioni: un sistema più articolato, ma più protettivo

Il Codice della crisi d'impresa rappresenta un significativo avanzamento nella tutela dei lavoratori. Rispetto al passato, introduce strumenti di emersione precoce della crisi, preserva i crediti lavorativi dalle misure protettive patrimoni ali, rafforza il ruolo delle rappresentanze sindacali e detta regole chiare sulle conseguenze occupazionali in ogni fase della procedura.

Operativamente, la gestione delle crisi d'impresa richiede oggi una competenza che integra diritto concorsuale, diritto del lavoro e prassi INPS. Un profilo, questo, in cui l'assistenza legale specializzata diventa non solo opportuna, ma spesso indispensabile — tanto per le imprese in difficoltà, quanto per i lavoratori che intendono tutelare i propri diritti.